State of the QR: il report 2026 di QRCodeKIT sulle tendenze
Il QR code non è più un gadget da campagna pubblicitaria. Con dati che risalgono al 2010, raccolti su una piattaforma scelta da oltre 1M di aziende e con oltre 1,2 miliardi di scansioni all’attivo, il nostro primo report sulle tendenze mostra che sta diventando l’indirizzo permanente degli oggetti fisici.

Perché siamo tornati al 2010
QRCodeKIT è nato nel 2009 come uQR.me, il primo generatore di QR code dinamici. Da allora oltre 1M di aziende ha creato codici sulla piattaforma, e quei codici contano oltre 1,2 miliardi di scansioni. Questo ci offre qualcosa che poche piattaforme hanno: uno sguardo lungo.
La maggior parte dei report sui QR code guarda ai codici creati negli ultimi sei o dodici mesi: quanti, in quali settori, di quali colori. Così si perde gran parte della storia. A settembre 2026, gli account creati nel primo semestre dell’anno hanno generato appena il 2% di tutte le scansioni su QRCodeKIT. La scansione tipica è arrivata su un account creato all’inizio del 2021.
Ci siamo quindi posti una domanda diversa: che cosa succede a un QR code dopo la stampa? Per quanto tempo continua a funzionare, dove porta, e come sta cambiando tra mercati e settori?
Per scoprirlo abbiamo analizzato un campione anonimizzato di oltre 205.000 account. Insieme contengono 2,1 milioni di QR code e oltre 760 milioni di scansioni complessive, quasi due terzi di tutte le scansioni mai registrate da QRCodeKIT, in 220 paesi e territori. Solo dal 1° al 25 settembre 2026, quei codici sono stati scansionati 17,8 milioni di volte: più di 700.000 scansioni al giorno.
Ne sono emerse cinque tendenze.
Tendenza 1: i QR code stampati sono fatti per durare
Circa 1 account su 10 tra quelli creati dal 2010 al 2015 riceveva ancora scansioni a settembre 2026. Alcuni di quei codici sono su pareti, confezioni e biglietti da visita da 16 anni.
Il dato più sorprendente, però, è la forma della curva. Per gli account che hanno tra 8 e 16 anni, la quota che riceve ancora scansioni resta notevolmente piatta, tra il 9% e il 15% circa per ogni coorte annuale. L’età smette di contare. I codici che superano i primi anni si assestano su un plateau stabile e, semplicemente, continuano a funzionare.

Lo chiamiamo plateau di sopravvivenza. E cambia il modo di guardare a un QR code stampato: meno come a un annuncio, più come a un indirizzo civico.
Il plateau è molto più alto per i codici su cui le aziende hanno investito. I QR code legati a un piano a pagamento hanno quasi quattro volte più probabilità di essere ancora scansionati dopo 8-16 anni rispetto a quelli creati con un piano gratuito.
La nostra proiezione: se il plateau regge, circa 1 account su 10 tra quelli che creano QR code nel 2026 riceverà ancora scansioni nel 2040. Per un brand significa che un codice stampato oggi su una confezione può continuare a funzionare molto dopo che il prodotto è uscito di produzione, e ognuna di quelle scansioni arriverà là dove il codice punterà nel 2040.
Tendenza 2: i QR code sopravvivono ai link a cui rimandano
Un codice stampato è un impegno a lungo termine. Il web no. Secondo il Pew Research Center, il 38% delle pagine web esistenti nel 2013 non era più accessibile dieci anni dopo, e circa 1 pagina su 5 del 2021 era scomparsa nel giro di due anni.
I nostri dati mostrano l’altra faccia della medaglia. Gli account con almeno cinque anni di vita hanno generato 11,3 milioni dei 17,8 milioni di scansioni registrate dal 1° al 25 settembre 2026: quasi due terzi di tutto il traffico. Una scansione su venti proveniva da account con più di dieci anni.
La scansione mediana è arrivata su un account creato a febbraio 2021. Gli account creati nel primo semestre 2026 hanno contribuito appena per il 2%. In altre parole, oggi la maggior parte delle scansioni arriva da QR code configurati anni fa, e la vera vita di un QR code comincia molto dopo la campagna che lo ha lanciato.

Ognuna di quelle scansioni dipende da una destinazione che funziona ancora oggi, molto dopo la stampa del codice e molto dopo il momento in cui una pagina web media sarebbe già scomparsa.
È qui che sta il vero valore di un QR code dinamico. I menu cambiano, i prezzi cambiano, i prodotti escono in nuove versioni, i siti vengono rifatti, le aziende cambiano immagine. Un codice statico congela per sempre un solo URL. Un codice dinamico permette all’azienda di spostare la destinazione mentre il codice stampato resta esattamente dov’è.
Dinamico non vuol dire ritoccare di continuo. Quello che conta è poter fare l’aggiornamento decisivo al momento giusto: una nuova stagione, una nuova normativa, un nuovo sito. Il codice resta al suo posto per anni; i contenuti tengono il passo con l’azienda.
La nostra proiezione: la maggior parte delle scansioni dei codici stampati quest’anno avverrà dopo che la loro landing page originale sarà cambiata almeno una volta. Con i codici statici, ognuna di quelle scansioni diventa un vicolo cieco.
Mettilo in pratica
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Inizia la prova gratuitaTendenza 3: la conformità si sposta sulla confezione e il PDF diventa una landing page viva
La quota di account che usano i QR code per aprire un documento è quadruplicata. Tra gli account creati dal 2010 al 2013 lo faceva circa il 5%; tra quelli creati nel 2025 e nel 2026, 1 su 5. Manuali, certificati, schede di sicurezza, elenchi degli ingredienti e specifiche tecniche stanno passando dalla scatola al codice.
In alcuni mercati il documento è già la funzione principale del QR code. In Arabia Saudita il 64% dei nuovi account usa un QR code per documenti; in Colombia il 37%; in Italia il 28%; in Spagna il 23%. Negli Stati Uniti siamo al 10%.

Anche l’organizzazione dei codici è diversa. Circa l’80% di tutti i QR code nei nostri dati appartiene a flotte di oltre 100 codici, gestite da circa l’1% degli account. È il profilo di cataloghi prodotto, linee di confezionamento e documentazione tecnica, non di volantini usa e getta.
Dal file statico alla landing page dinamica basata su standard
Un PDF dietro un QR code risolve l’obbligo informativo di oggi, ma è un vicolo cieco. Non distingue un consumatore da un ispettore, diventa obsoleto appena cambia una norma e non può essere letto dalle macchine.
La normativa sta per alzare l’asticella. In base al regolamento UE sulle batterie (regolamento (UE) 2023/1542), il primo Passaporto Digitale del Prodotto obbligatorio, accessibile tramite un QR code, si applica dal 18 febbraio 2027 alle batterie dei veicoli elettrici, alle batterie dei mezzi di trasporto leggeri e alle batterie industriali oltre i 2 kWh. In base al regolamento sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (regolamento (UE) 2024/1781), tessili, mobili, pneumatici, acciaio e alluminio sono tra i primi gruppi di prodotti a seguire. Alla cassa, l’obiettivo Sunrise 2027 di GS1 chiede ai rivenditori statunitensi di dotarsi entro la fine del 2027 di scanner in grado di leggere i codici a barre 2D, e GS1 sta guidando la stessa transizione a livello globale.
GS1 Digital Link si sta affermando come il formato che collega questi mondi: un unico QR code che porta l’identità del prodotto (il suo GTIN e, facoltativamente, lotto e numero di serie) all’interno di un indirizzo web. Lo stesso codice può funzionare alla cassa, mostrare contenuti diversi a consumatori, rivenditori, riciclatori o autorità ed essere aggiornato per l’intero ciclo di vita del prodotto. Il documento non scompare: diventa uno dei livelli di una landing page dinamica e strutturata.
È la direzione dei QR code GS1 Digital Link di QRCodeKIT e della nostra guida al Passaporto Digitale del Prodotto: trasformare il file statico dell’ultimo decennio nella pagina prodotto viva del prossimo.
La nostra proiezione: entro il 2030, la maggior parte dei QR code stampati sui prodotti regolamentati in Europa saranno codici GS1 Digital Link e non semplici link a un file.
Tendenza 4: la prossima ondata di adozione dei QR code è locale
La crescita del QR code si sta spostando lontano dalle sue roccaforti tradizionali. L’Asia meridionale è passata da circa l’1% degli account creati dal 2010 al 2013 a quasi l’8% di quelli creati nel 2025. L’Africa è passata da meno dell’1% a oltre il 4%. India e Brasile pesano oggi ciascuno circa sei volte la loro quota di nuovi account del 2010–2013.

Questi nuovi mercati non si limitano a copiare il modello occidentale. Dove porta un QR code dipende molto da dove viene scansionato.

Emergono tre culture del QR. In Nord America e in Europa occidentale il codice è una scorciatoia verso un sito web. In America Latina, nell’Asia meridionale e in gran parte dell’Africa e del Golfo apre una conversazione: un’azienda brasiliana ha circa 14 volte più probabilità di una statunitense di collegare il proprio codice a WhatsApp. In Arabia Saudita e in gran parte dell’America Latina è un modo per consegnare un documento.
Il filo conduttore è che il QR code si adatta al modo in cui, in ciascun mercato, le persone sbrigano di solito le cose online: il browser, l’app di chat o il file.
La nostra proiezione: la chat è la destinazione che cresce più in fretta. WhatsApp è passato da quasi zero tra gli account creati nel 2014–2019 a circa 1 su 20 nel 2020–2024, fino a 1 su 10 oggi. Se le tendenze attuali si confermano, entro il 2030 circa 1 nuovo account QR su 7 collegherà un codice a una chat, mentre la quota del sito web continuerà a scendere dai quasi 3 su 4 del 2014–2019.
Tendenza 5: le abitudini della pandemia sono diventate infrastruttura permanente
Nel 2020 i QR code sono passati quasi da un giorno all’altro da novità a necessità. Tra gli account creati quell’anno, quasi 1 su 5 usava un menu QR, e i moduli per il tracciamento dei contatti comparivano sulle porte ovunque. Sei anni dopo, quei codici non sono spariti.
Il 94% degli account che hanno lanciato menu QR nel 2020 e nel 2021 riceve ancora scansioni. Tra gli account del 2020, chi usa i menu ha 3,5 volte più probabilità di tutti gli altri di essere ancora scansionato (91% contro 26%). E sono account molto usati: rappresentano meno del 2% della nostra base, eppure dal 1° al 25 settembre 2026 hanno generato 3,6 milioni di scansioni, circa 1 su 5 del totale. Considerando tutti gli anni, gli account che usano menu QR sono il 3,5% del nostro campione ma generano il 37% di tutte le scansioni, più di dieci volte il loro peso. Per loro il menu di carta non è tornato. Il QR code è semplicemente diventato il menu.
I codici per il tracciamento dei contatti raccontano una storia ancora più interessante. Più di 1 organizzazione su 4 tra quelle che avevano adottato codici di check-in COVID riceve ancora scansioni nel 2026, molto dopo la fine di qualsiasi obbligo di legge: circa 900.000 nel solo mese di settembre. Nel complesso, quegli account hanno generato oltre 60 milioni di scansioni. La spiegazione più probabile è che molti di questi moduli non siano morti con la pandemia: sono stati riconvertiti in strumenti di check-in multiuso per la registrazione dei visitatori, le iscrizioni agli eventi, i libri degli ospiti e l’accesso ai luoghi di lavoro.
La lezione va oltre il settore dell’ospitalità. Quando le persone imparano a scansionare per fare qualcosa, l’abitudine resta, e il codice che la rende possibile diventa parte dell’edificio.
La nostra proiezione: il prossimo comportamento a seguire la stessa strada è la scansione delle confezioni. Man mano che la normativa porterà i codici sui prodotti, i consumatori impareranno a scansionare le confezioni come nel 2020 hanno imparato a scansionare i tavoli, e l’abitudine sopravvivrà alla norma che l’ha fatta nascere.
Bonus: i QR code in numeri
- 5,5 anni: l’età dell’account dietro la scansione QR mediana di settembre 2026.
- 2%: la quota delle scansioni di settembre generata dagli account creati nel primo semestre 2026.
- 262.656: le scansioni registrate dal QR code più attivo dei nostri dati dal 1° al 25 settembre 2026. Sono circa 10.500 scansioni al giorno, una ogni otto secondi.
- 1% → 90%: l’1% degli account più scansionati genera circa 9 scansioni su 10. L’uso dei QR code segue una legge di potenza molto ripida, proprio come il web.
- 82%: la quota di nuovi account QR creati dal lunedì al venerdì, contro il 71% che si avrebbe se le iscrizioni fossero distribuite in modo uniforme nella settimana. Il QR code è prima di tutto uno strumento di lavoro.
- Settembre: il mese dell’anno in cui si comincia più spesso a creare QR code, con circa il 70% di iscrizioni in più rispetto a dicembre. La ripresa dopo l’estate è la stagione dei QR code.
- 220: i paesi e territori in cui vengono creati i QR code dei nostri dati.
Cosa significa per le aziende
- Considerare ogni codice stampato un investimento a 10 anni. Scegliere un fornitore e una configurazione su cui poter contare ancora nel 2036, ed evitare i codici statici su tutto ciò che resterà in circolazione.
- Mettere in conto che la destinazione cambierà. Sito web, prezzi e normative cambieranno molto prima di confezioni, insegne o attrezzature. Un codice dinamico è la polizza assicurativa.
- Anticipare la conformità sulla confezione. Chi vende prodotti fisici in Europa dovrebbe passare fin da ora dal “QR verso un PDF” a GS1 Digital Link, prima che le scadenze del Passaporto Digitale del Prodotto arrivino alla propria categoria.
- Localizzare la destinazione, non solo la lingua. In Brasile, India o Nigeria una chat può convertire meglio di una homepage. In Arabia Saudita o in Colombia i clienti potrebbero aspettarsi un documento.
- Gestire i codici come una flotta. Quando i codici sono più di una manciata, denominazione, responsabilità, analisi dei dati e aggiornamenti in blocco contano più del design. Colore e logo sono decisioni del primo giorno; la destinazione è una decisione che vale dieci anni.
Domande frequenti
Quanto dura un QR code?
Un QR code non scade da solo: continua a funzionare finché funziona la sua destinazione. Nei nostri dati, circa 1 account su 10 tra quelli creati dal 2010 al 2015 riceveva ancora scansioni nel 2026, e gli account con almeno cinque anni di vita hanno generato il 63% di tutte le scansioni di settembre 2026.
Quanto è vecchio il QR code tipico che viene scansionato oggi?
Più di quanto si pensi. A settembre 2026 la scansione mediana su QRCodeKIT è arrivata su un account creato cinque anni e mezzo prima, e gli account creati nel primo semestre 2026 hanno generato appena il 2% di tutte le scansioni. I report che studiano solo i codici appena creati non vedono gran parte del traffico QR reale.
I QR code dinamici smettono di funzionare?
Un QR code dinamico continua a funzionare finché il servizio che lo gestisce è attivo. Il suo vantaggio è che la destinazione si può cambiare in qualsiasi momento, senza ristampare il codice.
Per cosa si usano i QR code nel 2026?
I siti web restano la destinazione più comune, ma oggi i documenti riguardano circa 1 nuovo account su 5 e le app di messaggistica circa 1 su 10. Il mix varia molto da paese a paese.
In quali paesi si usano di più i QR code per WhatsApp?
Nei nostri dati 2026 sono in testa Brasile (33% dei nuovi account), Nigeria (31%), Emirati Arabi Uniti (27%), Pakistan (25%), Sudafrica (24%) e India (23%), contro il 2% degli Stati Uniti.
Che cos’è un QR code GS1 Digital Link?
È un QR code che codifica l’identificativo GS1 di un prodotto, come il GTIN, all’interno di un indirizzo web. Può essere letto alle casse dei negozi e dagli smartphone dei consumatori, ed è uno dei modi principali con cui i brand si stanno preparando al Passaporto Digitale del Prodotto dell’UE.
I menu QR si usano ancora dopo il COVID?
Sì. Il 94% degli account che hanno lanciato menu QR nel 2020 e nel 2021 riceveva ancora scansioni a settembre 2026, e insieme hanno generato circa 1 scansione su 5 di quel mese.
Nota sui dati
Questo report si basa su un campione anonimizzato e aggregato di oltre 205.000 account QRCodeKIT, che contengono 2,1 milioni di QR code e oltre 760 milioni del totale di 1,2 miliardi di scansioni registrate da QRCodeKIT dal 2009. Comprende account creati tra il 2010 e settembre 2026 in 220 paesi e territori. Gli account che si sono spostati tra la nostra piattaforma storica e quella attuale sono conteggiati una sola volta. I dati sono stati estratti il 25 settembre 2026.
Un account è considerato “ancora scansionato” se i suoi QR code hanno registrato almeno una scansione dal 1° al 25 settembre 2026. I gruppi per anno si riferiscono all’anno di creazione dell’account; la curva di sopravvivenza copre gli account creati dal 2010 al 2018. La scansione mediana è il punto in cui gli account creati fino a quella data rappresentano metà di tutte le scansioni di settembre 2026. I tipi di destinazione si riferiscono al contenuto QR attualmente attivo su ciascun account, come quota degli account con contenuti attivi. Il paese corrisponde alla sede registrata dell’account; le ripartizioni per paese del 2025–26 riguardano gli account con paese noto, soprattutto quelli creati fino a febbraio 2026. I valori sono arrotondati.
Le affermazioni contrassegnate da “La nostra proiezione” sono stime previsionali basate sulle tendenze attuali e sulle fonti esterne citate. Non sono misurazioni.
QRCodeKIT è nato nel 2009 come uQR.me, il primo generatore di QR code dinamici. Lo hanno scelto oltre 1M di aziende, i cui codici contano oltre 1,2 miliardi di scansioni.
Come citare questo report: QRCodeKIT, State of the QR: il report 2026 di QRCodeKIT sulle tendenze, ottobre 2026, https://qrcodekit.com/it/notizie/tendenze-dei-qr-code/
Fonti
Prova QRCodeKIT Pro gratis per 7 giorni.
Nessuna carta di credito richiesta. La piattaforma originale di QR code dinamici dal 2009.

